DAC7: cosa cambia davvero per E‑Commerce, Creator e Business Digitali

Scritto da: Pasquale Cappabianca

Negli ultimi anni il mondo del digitale è cresciuto a ritmi impressionanti: marketplace, piattaforme di vendita, creator economy, servizi online.

Parallelamente, anche il legislatore europeo ha iniziato a introdurre norme per garantire maggiore trasparenza fiscale. Tra queste, la più importante per chi opera online è DAC7, la direttiva che obbliga le piattaforme digitali a comunicare alle autorità fiscali i dati dei venditori che utilizzano i loro servizi.

Dal 2024 DAC7 è pienamente operativa, ma nel 2026 l’Agenzia delle Entrate ha iniziato a incrociare massivamente i dati ricevuti, con impatti diretti su E‑Commerce, Creator, Freelance Digitali e Società che vendono online.

In questo articolo analizziamo cos’è DAC7, cosa comporta, chi riguarda e quali rischi reali esistono per chi opera nel digitale.

Cos’è DAC7: la direttiva europea sulla trasparenza fiscale delle piattaforme digitali

DAC7 è una direttiva UE che impone ai marketplace e alle piattaforme digitali di:

  • raccogliere i dati dei venditori che utilizzano la piattaforma
  • verificare l’identità e la posizione fiscale dei venditori
  • trasmettere annualmente i dati alle autorità fiscali del Paese di residenza del venditore
  • conservare i dati per almeno 10 anni

L’obiettivo è contrastare l’evasione fiscale nel settore digitale, dove molti venditori operavano senza Partita IVA o senza dichiarare correttamente i ricavi.

DAC7 riguarda tutte le piattaforme che facilitano la vendita di beni, la prestazione di servizi, l’affitto di immobili ed il noleggio di mezzi di trasporto. Nel mondo digitale, questo significa che sono obbligati a comunicare i dati (tra gli altri):

  • Amazon (Seller Central, FBA, FBM, Amazon Creator)
  • Etsy
  • eBay
  • Vinted
  • Airbnb
  • Booking
  • Shopify (se usa Shopify Payments)
  • TikTok Shop
  • Meta (Facebook/Instagram Shops)
  • Awin, Tradedoubler, Impact, LTK (per i creator e affiliate marketer)
  • Fiverr, Upwork, Gumroad
  • Glovo, Deliveroo (per i rider e i partner)
  • Patreon, Throne, OnlyFans

In pratica: qualsiasi piattaforma che permette di vendere o guadagnare online.

Chi viene segnalato all’Agenzia delle Entrate?

DAC7 riguarda chiunque guadagni tramite una piattaforma, anche se non ha Partita IVA, guadagna poco, opera in modo occasionale e non ha mai dichiarato nulla.

La piattaforma deve segnalare una serie di dati, tra cui:

  • dati anagrafici
  • codice fiscale
  • indirizzo
  • IBAN o conto di pagamento
  • ricavi generati
  • numero di transazioni
  • commissioni trattenute
  • eventuali rimborsi

E’ prevista una soglia di esenzione all’obbligo di comunicazione dei dati. La piattaforma deve comunicare i dati solo se il venditore supera le 30 transazioni annue oppure €2.000 di ricavi annui (basta il superamento di uno dei due requisiti).

Questo significa che quasi tutti gli E‑Commerce e Creator vengono segnalati.

Cosa fa l’Agenzia delle Entrate con i dati DAC7

Dal 2026 l’Agenzia delle Entrate ha iniziato ad incrociare i dati DAC7 con le dichiarazioni dei redditi dei contribuenti.

Scatta un alert automatico se un venditore ha generato ricavi su Amazon, Etsy, Shopify, TikTok, Awin, OnlyFans, ecc. ma non ha Partita IVA, non ha dichiarato i ricavi oppure ha dichiarato importi inferiori.

I controlli riguardano soprattutto:

  • E‑Commerce con ricavi non coerenti
  • Venditori Amazon FBA con volumi elevati
  • Creator che monetizzano tramite Awin, Amazon Creator, TikTok Shop
  • Venditori occasionali che superano le soglie
  • Società che non contabilizzano correttamente i pagamenti dei marketplace

Esempio: se Shopify Payments segnala €120.000 di incassi e la Società dichiara €80.000, l’incongruenza è immediata.

I soggetti maggiormente a rischio sono coloro che vendono online senza Partita IVA, in quanto DAC7 rende impossibile “nascondere” vendite online.

Se la piattaforma segnala ricavi >2.000 €, l’Agenzia delle Entrate può contestare ad esempio l’esercizio di attività d’impresa senza P.IVA, l’evasione IVA o IRPEF, con sanzioni fino al 180% dell’imposta evasa.

Rischiano anche i forfettari che non contabilizzano correttamente i ricavi, come ad esempio coloro che non registrano tutti gli incassi PayPal/Stripe, non includono i resi, non considerano le commissioni dei marketplace e non non riconciliano i pagamenti.

DAC7 permette all’Agenzia delle Entrate di vedere tutto questo ed evidenziare subito eventuali discrepanze.

Devono prestare molta attenzione anche i Creator e gli Affiliate Marketer, che utilizzano piattaforme come Awin, Amazon Creator, TikTok Shop, Meta Shops, Amazon KDP, ecc.

Queste piattaforme comunicano le commissioni, i bonus, i compensi ed i pagamenti aggregati: se il creator non ha Partita IVA scatta l’accertamento.

DAC7 non è una norma “teorica”: è già operativa e nel 2026 e l’Agenzia delle Entrate ha iniziato a usarla in modo massivo.

Per chi lavora nel digitale significa:

  • fine dell’evasione “occasionale”
  • controlli automatici e incrociati
  • necessità di una contabilità digitale precisa
  • obbligo di Partita IVA per creator e venditori online

Per gli imprenditori digitali, e‑commerce e creator, essere in regola non è più un’opzione: è una necessità.

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